
Che cos’è la privacy? (dal sito “Sicurezza informatica per il cittadino“)
La privacy è il diritto alla riservatezza delle informazioni personali e della propria vita privata. La privacy si traduce nella capacità di una persona di impedire che le informazioni che la riguardano diventino note ad altri, inclusi organizzazioni ed enti, qualora il soggetto non abbia volontariamente scelto di fornirle.
Ha dei fondamenti costituzionali?
I fondamenti costituzionali sono ravvisabili negli artt. 14, 15 e 21 Cost., rispettivamente riguardanti il domicilio, la libertà e segretezza della corrispondenza, e la libertà di manifestazione del pensiero. Soprattutto, però, si fa riferimento all’art. 2 Cost., incorporando la riservatezza nei diritti inviolabili dell’uomo.
Come è cambiato il concetto di privacy con l’avvento della rete?
Il termine privacy è un concetto di origine anglosassone, inizialmente riferito alla sfera della vita privata. Negli ultimi decenni la nozione si è evoluta, arrivando a indicare il diritto al controllo sui propri dati personali.
La recente diffusione delle nuove tecnologie ha contribuito ad un assottigliamento della barriera della privacy, ad esempio la tracciabilità dei cellulari o la relativa facilità a reperire gli indirizzi di posta elettronica delle persone.

Violazione della privacy in Internet
Di crescente rilievo è il tema della sicurezza informatica che riguarda sia i privati cittadini, sia le imprese: esso coinvolge tutti gli aspetti che riguardano la protezione dei dati sensibili archiviati digitalmente ma in particolare è noto al grande pubblico con riferimento all’utilizzo di Internet.
In effetti, la rete è in grado di offrire una vasta gamma di informazioni e servizi ma contemporaneamente può costituire un luogo pericoloso per la nostra privacy anche perché il mezzo stesso non è stato concepito per scambiare o gestire dati sensibili.
In un contesto simile, mantenere l’anonimato risulta spesso arduo e con il proliferare dei conti online e lo spostamento delle aziende su Internet, risulta più semplice per i malintenzionati accedere alle nostre informazioni riservate. A tal proposito, una delle piaghe più dannose della rete è lo spyware che, installandosi spesso in maniera fraudolenta nel personal computer delle vittime, provvede ad inviare dati personali (pagine visitate, account di posta, gusti, ecc.) ad aziende che successivamente li rielaboreranno e rivenderanno.
Esiste perfino un metodo, chiamato social engineering, tramite cui i truffatori riescono a ottenere informazioni personali sulle vittime attraverso le più disparate tecniche psicologiche: si tratta di una sorta di manipolazione che porta gli utenti a rilasciare spontaneamente i propri dati confidenziali. La miglior difesa per la nostra privacy, in questa situazione di precarietà, consiste nell’utilizzare il buon senso e nell’adottare semplici accorgimenti tra cui:
- Utilizzare password non banali e con codici alfanumerici.
- Evitare il più possibile di comunicare la propria password.
- Installare e configurare bene firewall e antivirus tenendoli in seguito costantemente aggiornati.
- Procurarsi un antispyware in grado di ripulire efficacemente il sistema.
- Tenere sotto controllo i cookies.
- Non aprire allegati di e-mail provenienti da utenti sconosciuti o sospetti.
- Configurare il livello della privacy del nostro browser almeno a livello medio.
- Leggere attentamente le licenze e le disposizioni riguardo alla privacy prima di installare un qualsiasi software.
Esistono inoltre soluzioni meno immediate ma più efficaci come l’utilizzo della crittografia, che ci permette di criptare un messaggio privato attraverso particolari software facendo sì che solo l’utente destinatario possa leggerlo in chiaro, unito all’implementazione della firma digitale. Con il diffondersi del Voip e della chat (anche se paiono piú difficili da intercettare), si spera non si creino altri settori di potenziale violazione della privacy.
Legislazione in materia di privacy
In Europa
- Convenzione europea dei diritti dell’uomo (art. 8):
Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, per la pubblica sicurezza, per il benessere economico del paese, per la difesa dell’ordine e per la prevenzione dei reati, per la protezione della salute o della morale, o per la protezione dei diritti e delle libertà altrui
- Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (art. 8):
Ogni individuo ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che lo riguardano. Tali dati devono essere trattati secondo il principio di lealtà, per finalità determinate e in base al consenso della persona interessata o a un altro fondamento legittimo previsto dalla legge. Ogni individuo ha il diritto di accedere ai dati raccolti che lo riguardano e di ottenerne la rettifica. Il rispetto di tali regole è soggetto al controllo di un’autorità indipendente.
In Italia
- Legge 547/1993, art. 10, art. 640ter c.p. (concetto di frode informatica):
chiunque, alterando in qualsiasi modo il funzionamento di un sistema informatico o telematico o intervenendo senza diritto con qualsiasi modalità su dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico o ad esso pertinenti, procura a se o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 516 a euro 1032. La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 309 a euro 1549 se ricorre una delle circostanze previste dal n.1 del secondo comma dell’art. 640 ovvero se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema
- Legge 675/1996 (trattamento e protezione dei dati personali)
- Decreto legislativo n°196 del 2004: modalità con cui devono essere trattati i dati confidenziali nell’ambito dei servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico e obbligo, da parte dei fornitori, di rendere l’utente più consapevole su come le loro informazioni riservate verranno trattate e utilizzate.
Tra i reati penalmente punibili, in termini di Internet e privacy, ricordiamo:
- La violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza informatica.
- La rivelazione del contenuto di corrispondenza telematica.
- L’intercettazione di comunicazioni informatiche o telematiche.
- Installazioni abusive di apparecchiature per le intercettazioni informatiche.
- La falsificazione, alterazione e sottrazione di comunicazioni informatiche.
- Rilevazione del contenuto di documenti informatici segreti.
- L’accesso non autorizzato ad un sito.
- Lo spionaggio informatico
Un caso recente ed emblematico di violazione
Circa un mese fa sono stati resi pubblici in rete i dati dei contribuenti italiani. Polemiche su polemiche ma non esiste nel nostro paese una normativa precisa su queste cose. Alla fine è intervenuto il garante della privacy che ha oscurato le pagine. Inutile perché ovviamente molti giornali avevano già pubblicato quei dati, qualcuno li aveva messi in vendita e altri li avevano resi scaricabili gratuitamente dal web. Conclusione? Ormai non basta più affidarsi al comune senso del rispetto delle leggi, serve una legislazione più rigida e matura, che per Internet deve ancora essere fissata. Ormai è quasi tutto pubblico e farebbe notizia se qualcuno denunciasse una violazione di diritti della privacy.
