Copy-right, copy-left

Il copyright è l’insieme delle norme anglosassoni e statunitensi sul diritto d’autore. In Italia si avvicina alle norme sul diritto d’autore vigenti, che differiscono in diversi punti. Le originarie leggi sul copyright furono emanate dalla monarchia inglese nel XIV secolo ma la prima normativa moderna fu lo Statuto di Anna del 1710: grazie ad esso gli autori potevano bloccare la diffusione delle loro opere, ma il loro sostentamento si legò indissolubilmente al profitto degli editori che si incrementò con la cessione da parte degli autori di vari diritti sulle opere. Poi quasi tutta Europa fece una legislazione sul copyright e nel 1886 fu istituita l’Unione internazionale di Berna per regolare i rapporti in questo campo, tutt’oggi esistente.
L’avvento dell’era informatica ha fatto venir meno una delle basi del copyright inteso alla vecchia maniera: costo e difficoltà di riprodurre e diffondere sul territorio le opere. Il copyright inteso in modo tradizionale non può più essere tutelato.

Il caso più conosciuto è quello di Napster, sistema di condivisione gratuita dei file musicali, che causò una notevole inflessione dei profitti di editori e di produttori, che ne vollero fortemente la chiusura. Tutto inutile perché Napster è già stato sostituito da decine di programmi di file sharing più sofisticati ed avanzati. E’ impossibile per la legislazione stare al passo.

Su Internet spesso troviamo pagine senza indicazioni di copyright: possiamo fare del contenuto di quelle pagine ciò che ci pare? Ovviamente no. La Convenzione Universale del Diritto d’Autore di Ginevra del 1952 (ratificata in Italia con legge 20 giugno 1978, n.399 e valida in quasi tutti gli stati del mondo) stabilisce che “ogni espressione del lavoro intellettuale è protetta dal diritto d’autore, senza che siano richiesti ulteriori atti o fatti o formalità, quali possono essere la pubblicazione o il deposito dell’opera o la sua registrazione”. Ciò significa che tutti i testi e le immagini presenti nei siti web sono sempre protetti da copyright e non possono mai essere utilizzati a meno di esplicita ed inequivoca autorizzazione da parte dell’autore.

Il termine copyleft nasce nel 1984 con Richard Stallman e la Free Software Foundation in opposizione a copyright: “left” significa “lasciato” o “sinistra” a sottolineare una filosofia opposta a quella del diritto d’autore, un modello alternativo di gestione basato su un sistema di licenze attraverso le quali l’autore (detentore originario dei diritti sull’opera) indica ai fruitori dell’opera che essa può essere utilizzata, diffusa e spesso anche modificata liberamente, pur nel rispetto di alcune condizioni essenziali. Questo principio è stato utilizzato nell’ambito del Software libero.

Esempi di licenze copyleft per il software sono la GNU GPL e la GNU LGPL, per altri ambiti le licenze Creative Commons oppure la stessa licenza GNU FDL usata per Wikipedia.

(fonte: Wikipedia)

Lascia un Commento