The New Factory: Andy Warhol in mostra a Parma

Una luce viola e la musica dei Velvet Underground. Ecco che la tradizionalista Fondazione Magnani Rocca si trasforma nella Factory di Andy Warhol. In mostra circa 140 opere dell’estroso genio che ha destabilizzato e rinnovato il concetto di arte nel Novecento. Una vera e propria rivoluzione.

Warhol è il testimone più franco e cinico della società dei consumi statunitense degli anni Sessanta e Settanta: costringe gli americani a rispecchiarsi in se stessi e nelle proprie icone. Andy ne emula le leggi consumistiche ma ne evidenzia anche i caratteri di ricezione passiva. Immagini della pubblicità vengono decontestualizzate e rese con colori abbaglianti che suscitano allegria ma anche una sottile inquietudine. E’ la Pop Art.

La massima evoluzione dell’opera grafica di Warhol consiste nell’adozione della tecnica serigrafica: dal barattolo della Campbell’s Soup, che è parte della quotidianità di ogni americano medio, al volto di Marilyn Monroe, incarnazione dell’ideale femminile del pubblico sì, ma imposto anch’esso dai media come ogni altro prodotto commerciale.

Dotato di una creatività inesauribile l’eclettico Warhol ha spaziato tra le più diverse forme di espressione artistica, dalla fotografia, al disegno, alla musica, al cinema, all’editoria. In mostra sono rappresentati tutti gli aspetti dell’attività dell’artista corredati da pannelli didattici, immagini e filmati, chiari e alla portata di tutti, sulla sua vita e la sua opera. E’ possibile osservare i primi lavori: tavole disegnate a “blotted line” e colorate a mano come la serie “In the bottom of my garden”. Poi le celebri serigrafie, il suo marchio di fabbrica, di Marilyn ovviamente ma anche di Paloma Picasso, Mick Jagger, Mao, la serie dedicata ai travestiti di colore “Ladies and Gentlemen”, quella sugli ebrei più famosi del XX secolo e infine quella sull’epopea del West. Senza dimenticare “Electric chair”. L’esposizione è arricchita da una preziosa raccolta dei numeri di “Interview”, rivista da lui fondata, con le copertine che Andy disegnava ritraendo personaggi famosi come Marisa Berenson, Tom Cruise, John Travolta. Sono visibili inoltre spezzoni di film underground, provocazioni contro Hollywood, che Warhol diresse, scrisse e produsse in gran quantità.

Oltre alle serigrafie i pezzi forti sono le copertine più famose della storia del rock che eseguì per i dischi dei Rolling Stones e dei Velvet Underground. Non mancano anche quelle disegnate per Aretha Franklin, Paula Anka, Miguel Bosè…

Si percorrono le sale della Fondazione tutte d’un fiato, quasi straniti e immersi in un mondo del tutto diverso, quello di Andy Warhol.

Si dice che le nuove generazioni non si interessino all’arte: la Magnani Rocca ha scommesso su un’artista originale, contraddittorio ed estremo, che incuriosisce e attrae. E ha fatto centro.

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