Abolire l’Ordine dei Giornalisti?

L’iscrizione all’albo professionale fu resa obbligatoria nel Ventennio per tenere sotto controllo i giornalisti. L’ordine fu istituito ufficialmente con la legge n°69 del 3 febbraio 1963, con funzioni di controllo dell’accesso, del mantenimento dell’ordine e di vigilanza e tutela dei suoi componenti.

Oggi l’Italia e il Belgio (che sta ormai per abolirlo) sono gli unici paesi in cui esiste l’obbligo di iscriversi all’ordine per esercitare la professione giornalistica. Se pensiamo che negli Stati Uniti la mentalità è così moderna che alcuni blogger sono addirittura accreditati al Congresso, il nostro “caro” e vecchio albo ci fa quasi ridere.

Nel Belpaese è stato indetto un referendum dai Radicali nel 1997 per la soppressione dell’ordine. Il risultato: l’Italia lo voleva abolire. Eppure questo non è accaduto, a dimostrazione (nel caso non ce ne fossero abbastanza) della pressione delle caste nel nostro paese.

Il presidente dell’Ordine Del Boca ha dichiarato: “E’ un errore proporre l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti. L’Ordine deve essere rafforzato, tutelato e non distrutto. Quella dei Radicali è una proposta che destabilizza le condizioni di un’intera categoria. E’ necessario, invece modificare la legge del 1963 dell’Ordine dei Giornalisti perché ormai datata, ma di certo non abolirla. Essa è l’unica forma di tutela per la categoria e serve una forte cooperazione per migliorare la legge in vigore”.

Ma intanto i Radicali continuano sulla loro strada e Beppe Grillo porta avanti la stessa lotta: “siamo l’unico paese dove esiste un ordine dei giornalisti, dove per scrivere devi pagare una retta, dove i quotidiani vengono finanziati dallo stato”.

Lo scorso 25 aprile, con il cosiddetto V-day 2, ha raccolto migliaia di firme per l’abolizione. E i giornali si sono difesi diminuendo e ridicolizzando numeri e ragioni dei manifestanti.

Molti intellettuali e addirittura giornalisti professionisti si sono pronunciati a favore della soppressione, mettendo anche a rischio i loro privilegi perché, come diceva Einaudi “ l’ordine tende a porre un limite a quel che limiti non ha e non deve avere, alla libera espressione del pensiero”.

E se fossero proprio i blogger, per molti acerrimi nemici dei giornalisti, a dare la spinta decisiva?

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