I “Disastri della guerra” sono sempre attuali…

Goya a Parma parte terza. Ma niente più Capricci o ritratti di nobili. C’è un fil rouge nella storia dell’arte che unisce artisti di diverse epoche: il racconto delle conseguenze della guerra. E la Pinacoteca Stuard propone il Goya che rivoluziona anche questo filone con i suoi “Disastri della guerra”.

Emilio Mistrali con la collaborazione del direttore dell’istituzione Francesco Barocelli cura un percorso intellettuale e artistico sulle immagini della guerra che diventa anche un’occasione di riflessione sociale sugli orrori che ogni conflitto porta con sè. A precedere i “Disastri”, per dare l’idea della distanza tra la rappresentazione seicentesca e l’innovazione di Goya, “Le miserie della guerra”, opera incisoria seicentesca del francese Jacques Callot che ne rappresenta le conseguenze in modo virtuosistico, antinaturalistico, un po’ barocco e teso a stupire l’esigente clientela. Poi finalmente Goya: con l’incisore spagnolo nasce un nuovo modo diretto e immediato di documentare la guerra, senza nessuna concessione alla maniera. L’artista è stato testimone dell’invasione francese in Spagna del 1808 e ne racconta la tragedia in modo universale: è la resistenza spagnola all’esercito napoleonico, ma può rappresentare tutte le guerre mai combattute.

Nelle prime sessantaquattro tavole che compongono la serie assistiamo a fucilazioni, cadaveri, terribili torture, donne che vengono violentate e donne coraggiose, carestie. Le rimanenti quindici tavole compongono la sezione dei “Caprichos enfaticos”, la cui interpretazione delle scene caricaturali e grottesche rimane enigmatica: probabilmente vi è rappresentata la situazione politica dopo il 1814, con coloro che aspirano al potere ritratti come vampiri, lupi e ciarlatani, che ingannano un popolo confuso e distrutto. Le stampe sono appese su fondo rossiccio che ne esalta le tecniche e sono corredate da etichette esplicative con i titoli ermetici di Goya in spagnolo e utilissime e sintetiche spiegazioni dei curatori. Peccato che le sale espositive non siano interamente dedicate ai “Disastri”. In diverse ambienti le incisioni sono attorniate da quadri della collezione della pinacoteca. Interessante la proposta di esemplari delle altre serie incisorie di Goya come la “Tauromachia”, le “Follie”, i “Proverbi” e i “Capricci” che però sono collocate in mezzo alle tavole dei “Disastri”, impedendo di godersi tutto d’un fiato la serie. A conclusione del percorso non poteva mancare una copia fotostatica su tela di “Guernica” di Picasso, che molto deve alla rivoluzione operata da Goya nell’immediatezza della raffigurazione del caos, della brutalità dello strazio del bombardamenti.

Una mostra d’arte ma anche un’ennesimo tentativo di denuncia contro la guerra. Impossibile non uscirne un po’ scossi.

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