Non solo Internet… ma anche tv!

Non ci sono più le mezze stagioni e non ci sono più le tv analogiche di una volta. Nel tentativo di rincorrere Internet, la tv si fa spazio utilizzando con i linguaggi scartati dalle tecnologie. E diventa digitale, interattiva. Nasce negli anni ‘90 in USA e si fa strada in tutto il mondo. Una rete digitale può nascere in pochissimi giorni, basta moltiplicare una serie di piccole scatole di prodotto e farle viaggiare via satellite. E il gioco è fatto. Per gli italiani tv digitale significa SKY, una televisione pay per view che cresce a 350 mila abbonamenti all’anno. Questo perché ha sconfitto il fantasma che penalizzava i suoi antenati Tele Più e Stream: la pirateria. È praticamente impossibile trovare una carta poco legale per evitare di comprare l’abbonamento intero. Così il mercato italiano cresce… e Rupert Murdoch si arricchisce. SKY esiste solo dal 2003 eppure c’è già una sorta di dipendenza culturale nei suoi confronti. Provate a pensarci: ormai guardiamo anche i canali in chiaro sul satellite. Per sintonizzarci su Rai 1 non premiamo più il tasto “uno” del nostro solito telecomando ma il 101 di quello del decoder. SKY è un pericolo per la tv tradizionale perché copre le nicchie di mercato più richieste come quelle dello sport e del cinema. In più ha un servizio di all news internazionale che comporta un impegno cospicuo, con una redazione di 400 tra giornalisti e tecnici che sono sempre sulla notizia e aggiornano lo spettatore in tempo reale. La tv all news prende dal web elementi digitali e li porta a disposizione del grande pubblico, rendendosi esteticamente più apprezzabile. Ecco apparire sugli schermi finestre e ticker in cui scorrono le notizie. Sono proprio queste innovazioni a rimanere impresse nella mente dello spettatore, più di chi parla o delle immagini.  La tv all news cambia fortemente il mondo del giornalismo, rubando utenti ad Internet e prendendo le tecniche proprio dalla rete. I vantaggi digitali applicati alla tv riportano in primo piano il dibattito sulla figura del giornalista perché ne diminuiscono la portata storica, facendolo diventare un semplice mediatore intellettuale che propone in modo tecnologico una comunicazione essenziale, fatta di flash, sempre più simile a quella delle agenzie di stampa. Ma resta una domanda: la tv all news arricchisce l’offerta o la rende più confusa?

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