Archivio perAprile, 2008

Giornalismo on-line

Il giornalismo on-line italiano ha un linguaggio proprio? Questa la domanda con cui si è aperta la nostra seconda lezione. E la risposta è no, non ancora. Da quando l’Unione Sarda si affacciò per prima alla rete sono passati 15 anni e il linguaggio dei giornali su Internet continua ad essere una trasposizione elettronica del cartaceo, diversamente da quello che accade negli Stati Uniti, dove il giornale on-line ha una valenza molto più forte. È però doveroso riconoscere che se il giornalismo web nel nostro paese è ancora agli albori nel linguaggio, è avanzato nella tecnologia. E allora perché nelle edicole si vende ancora lo stesso numero di giornali di qualche anno fa, quando Internet ancora non spopolava? Il giornale è sempre il giornale: si legge alla mattina mentre si beve il caffè o sull’autobus andando al lavoro. È una sicurezza. Internet non lo può sostituire, può solo diventare un medium complementare, un accompagnamento, un’occasione di costruirsi un percorso informativo personale e una possibilità di tenersi continuamente aggiornati. Obiezione: anche la televisione e la radio aggiornano… I vantaggi di Internet sono l’estrema personalizzabilità e l’interattività e su questi terreni radio e tv non possono far altro che rincorrere. Con la rete ormai è possibile entrare nel circuito informativo sempre e ovunque attraverso computer portatili, palmari, cellulari, anche se in Italia questo non è ancora possibile a tutti perché Internet è un mezzo elitario e il suo linguaggio è di nicchia, ancora da creare. Internet è un medium che deve ancora trovare la sua collocazione italiana. Sondaggio: come e dove ci informiamo on-line? Tra chi conta solo sulla carta e chi invece legge le news di Libero, la netta maggioranza si affida a Repubblica.it e Corriere.it. In pochi visitano i siti delle agenzie di stampa. Ne risulta che i due maggiori quotidiani nazionali sfondano su Internet, soprattutto rispetto a quello che vendono in edicola. E il motivo è che entrambi hanno puntato sulla complementarità: compro il giornale, lo leggo, ma poi vado a vedermi i contributi video e audio sul sito. A questo punto quale modo migliore di navigare tra i giornali on-line per osservare nella pratica ciò che abbiamo detto in teoria? Trasferimento veloce nell’aula di informatica. Si parte da www.repubblica.it, poi il sito del Corriere della Sera, de La Stampa, di alcuni giornali locali, quelli dell’ANSA, dell’AGI, dell’ADNKRONOS e infine della CNN. Osservazioni su quale è aggiornato più velocemente, sulla gerarchia e la natura delle notizie, sullo scrolling e su quanto i siti stranieri sono più avanzati dei nostri. Ma la parte più interessante è quella interattiva: in molti articoli è segnalata la possibilità di commentare, possibilità che si rivela immediatamente limitata dal fatto che le redazioni si riservano il diritto di scartare i commenti ritenuti non idonei. Abbiamo poi tentato di condizionare un sondaggio votando tutti “sì”. Risultato? Gli operatori si accorgono che i voti provengono tutti dallo stesso server e compensano i “no” per restare sulla fascia campione. È ovvio che il discorso “interattività” è ancora tutto da costruire. Internet deve ancora esprimere tutto il suo potenziale. Almeno in Italia.

Generazione internet?!

Distrutti. È così che ci si sveglia dopo un venerdì sera da leoni. Ma bisogna riprendersi perché alle 8.30 inizia la lezione di Informatica applicata al giornalismo del professor Alfonso. Si inforcano gli occhialoni scuri, il cui unico compito è coprire le occhiaia da tre ore di sonno, e si parte. Davanti al Dipartimento di Lingue Straniere trenta occhiali scuri aspettano. E ci si accorge che non si è stati gli unici a fare tardi alla sera. Arriva il docente e….come poteva mancare l’imprevisto? L’aula è chiusa e il bidello non si trova. Rassegnati andiamo a far lezione nella sala studio. Ci si sistema come si può e inizia la chiaccherata. Prima le presentazioni. Veniamo da tutta Italia, abbiamo frequentato le università più diverse, svolto tesi sugli argomenti più disparati eppure ci troviamo tutti lì, a condividere qualche ora, sperando di capire cosa vorremmo fare “da grandi”. Sembrerà strano ma quando il docente chiede in che ambito ci piacerebbe lavorare, solo pochissimi di noi hanno la risposta pronta e le idee ben chiare in testa: c’è chi vuol fare il giornalista, chi il comunicatore, chi lo studioso di comunicazione e chi l’editor. L’intento del professore con il suo corso e è di farci diventare più concreti riguardo il nostro futuro. E forse ce n’è davvero bisogno. Il test della concretezza parte subito con la domanda “Che rapporto avete con le tecnologie? Chi di voi ha un blog?”. Nonostante sia opinione comune che la nostra generazione debba conoscere e usare Internet come bere un bicchier d’acqua, pochi conoscono a fondo la rete anche se tutti la usano per funzioni di base come le ricerche sui motori o l’e-mail. E solo uno di noi ha un blog. Il docente è stupito dal fatto che dei comunicatori non sentano il bisogno di trovarsi uno spazio personale come il blog per comunicare ed, ecco fatto, per la prossima lezione tutti dovremo aprirne uno e tenerlo costantemente aggiornato. Per incoraggiare il nostro rapporto con le nuove tecnologie non ci sarà assegnato un libro di testo, ma ognuno dovrà costruirselo attraverso le risorse della rete. Una bella sfida per alcuni e una passeggiata per altri. La cosiddetta “generazione di Internet” riuscirà a cavarsela nella sfida con la tecnologia?