Il Forum della Pubblica Amministrazione

A Roma si è aperto ieri il Forum della Pubblica Amministrazione che ospiterà tutto il mondo della comunicazione. Noi abbiamo l’ordine tassativo di seguirlo attraverso il sito web, per capire come la comunicazione comunica la comunicazione. Intanto…

Cosa è FORUM PA (dal sito ufficiale)

FORUM PA è un progetto integrato di comunicazione che promuove un confronto diretto ed efficace tra pubbliche amministrazioni centrali e locali, imprese e cittadini sui temi chiave dell’innovazione nel sistema paese e nei sistemi territoriali.

La mission: comunicare l’innovazione

FORUM PA è un momento di approfondimento, ascolto, diffusione e valorizzazione delle più importanti iniziative di innovazione che provengono di sistemi settoriali e territoriali italiani. La comunicazione segue una logica integrata: dall’expo di maggio come momento di relazione e scambio alle community on line, FORUM PA segue i processi e le esperienze di innovazione mentre si svolgono. L’expo di maggio è il momento qualificante di un processo più ampio che coinvolge, nelle diverse attività, target diversificati.

 

La comunicazione dell’evento ha riguardato tutti i media: 

-Spot radiofonico

-Visual della campagna


-Il portale Internet, che è stato rinnovato con la tecnologia open-source web 2.0, dà la possibilità di   creare un proprio percorso on-line.

Ed è proprio ciò che dovremo fare noi ogni giorno… Come fare a crearsi un percorso personale? Niente paura. Sul sito c’è un tutorial video che spiega tutto passo passo.

 

Internet kills the radio star?!

La radio non è da meno. Digiti radio sul campo di ricerca di Google e…appare una lunghissima lista di siti delle emittenti italiane. Ma la vera sorpresa è che molte di esse possono essere ascoltate on-line. La radio ha ormai più di cent’anni di vita e sono lontani i tempi in cui Guglielmo Marconi tentava esperimenti di trasmissione dell’informazione attraverso onde elettromagnetiche.

La radio è anagraficamente vecchia eppure la percepiamo in modo molto moderno. Perché? Ovvio. È cambiata e si è adeguata ai tempi attraverso le tecnologie. Basti ricordare che fino a poco tempo fa si cercavano le stazioni con la manovella, mentre oggi addirittura appare sul frontalino della radio il nome dell’emittente su cui si è sintonizzati. La nostra società considera “radio” tutto ciò che si ascolta, anche I-Pod e lettori mp3.

In realtà questi prodotti instaurano un discorso parallelo ma la radio è altra cosa. Eppure la logica dello sviluppo è la stessa: miniaturizzazione degli strumenti e trasposizione digitale, alle quali si aggiunge una conseguenza, quella dell’isolamento di chi in treno o in autobus si chiude nel suo mondo con le cuffie alle orecchie. È l’incomunicabilità della comunicazione. La radio ha deliberatamente copiato e sfruttato tutte quelle tecnologie che la stavano uccidendo e questo ha comportato ben più di una sopravvivenza, quasi un trionfo.

La radio oggi è uno strumento digitale a tutto tondo, è il più digitale tra tutti anche nel trasmettere. Si può vedere oltre che ascoltare perché si è trasformata in programmi televisivi, come il celebre e apprezzato “Viva Radio 2 minuti” di Fiorello e Baldini, coppia radiofonica di enorme successo che in tv non delude.  La radio addirittura diventa veri e propri canali tv: Radio Deejay ha un suo canale, Deejay TV. O semplicemente vengono accese le telecamere in sala di trasmissione e diffuse le immagini in tv o in rete. Per non parlare, come abbiamo già fatto delle radio sul web. Pochissimi anni fa sarebbe stato inconcepibile pensare di ascoltare programmi su Internet.  Si alza (e come potrebbe non accadere?) anche il livello di interazione con l’utente che, se prima poteva solo telefonare per comunicare con la radio, adesso può decidere se utilizzare la mail o mandare un sms in redazione. E tutto questo comporta un cambiamento nella concezione della professionalità tipica della radio: non più il deejay ferratissimo in musica ma l’intrattenitore, perché non ci sono più i vinili da scegliere, mettere e togliere, è il computer che seleziona e propone le musiche.

Ma in tutto questo manca ancora un passaggio, quello futuro, che probabilmente comporterà il ritorno alla radio parlata, che è stata, è e continuerà ad essere forte, fortissima.

 

Non solo Internet… ma anche tv!

Non ci sono più le mezze stagioni e non ci sono più le tv analogiche di una volta. Nel tentativo di rincorrere Internet, la tv si fa spazio utilizzando con i linguaggi scartati dalle tecnologie. E diventa digitale, interattiva. Nasce negli anni ‘90 in USA e si fa strada in tutto il mondo. Una rete digitale può nascere in pochissimi giorni, basta moltiplicare una serie di piccole scatole di prodotto e farle viaggiare via satellite. E il gioco è fatto. Per gli italiani tv digitale significa SKY, una televisione pay per view che cresce a 350 mila abbonamenti all’anno. Questo perché ha sconfitto il fantasma che penalizzava i suoi antenati Tele Più e Stream: la pirateria. È praticamente impossibile trovare una carta poco legale per evitare di comprare l’abbonamento intero. Così il mercato italiano cresce… e Rupert Murdoch si arricchisce. SKY esiste solo dal 2003 eppure c’è già una sorta di dipendenza culturale nei suoi confronti. Provate a pensarci: ormai guardiamo anche i canali in chiaro sul satellite. Per sintonizzarci su Rai 1 non premiamo più il tasto “uno” del nostro solito telecomando ma il 101 di quello del decoder. SKY è un pericolo per la tv tradizionale perché copre le nicchie di mercato più richieste come quelle dello sport e del cinema. In più ha un servizio di all news internazionale che comporta un impegno cospicuo, con una redazione di 400 tra giornalisti e tecnici che sono sempre sulla notizia e aggiornano lo spettatore in tempo reale. La tv all news prende dal web elementi digitali e li porta a disposizione del grande pubblico, rendendosi esteticamente più apprezzabile. Ecco apparire sugli schermi finestre e ticker in cui scorrono le notizie. Sono proprio queste innovazioni a rimanere impresse nella mente dello spettatore, più di chi parla o delle immagini.  La tv all news cambia fortemente il mondo del giornalismo, rubando utenti ad Internet e prendendo le tecniche proprio dalla rete. I vantaggi digitali applicati alla tv riportano in primo piano il dibattito sulla figura del giornalista perché ne diminuiscono la portata storica, facendolo diventare un semplice mediatore intellettuale che propone in modo tecnologico una comunicazione essenziale, fatta di flash, sempre più simile a quella delle agenzie di stampa. Ma resta una domanda: la tv all news arricchisce l’offerta o la rende più confusa?

Comunicazione sociale

Da un po’ di tempo il sociale è sempre più presente su Internet: la rete è diventata strumento e vetrina ideale per associazioni benefiche e no profit perché è a costo zero e raggiunge tutti. Nella comunicazione sociale è la parola a contare più di tutto. Il suo valore è moltiplicato rispetto ad altri ambiti. Bisogna raccontare, coinvolgere, interagire.

  • Vai su Greenpeace.com e ti trovi davanti queste parole: “Greenpeace exists because this fragile Earth deserves a voice. It needs solutions. It needs change. It needs action”. Parole forti, coinvolgenti, che non possono lasciare indifferenti. E poi tre appelli diversificati: “Donate!”, “Sign up!” e “Get involved!”. Un filmato che accusa Dove di distruggere le foreste per ricavare olio di palma. Sotto le news dal mondo dell’ecologia, tutte proposte con un linguaggio incisivo. Sulla destra un box con “le cose che puoi fare ora”. E sono in tanti a darsi da fare. La parola giusta mobilita.

     
  • Medicisenzafrontiere.it si apre sulla pagina “SOS Myanmar” che spiega la situazione della Birmania, l’impegno dell’associazione in loco, descrivendo i successi già ottenuti (importanza di informare i sostenitori su cosa si fa con i loro soldi) e i riferimenti per fare donazioni alla causa. Si va direttamente al punto, non si presenta neanche Medicisenzafrontiere. La priorità è mandare aiuti in Birmania. Attraverso un link si arriva al sito che è essenziale. Vengono descritte tutte le missioni delle associazioni, specificando e dando ancora particolari su quella in Birmania. Menu sintetico: chi siamo, cosa facciamo. Poi gli appelli: “Sostienici”, “Collabora”, “Parti con noi”.  

 

 

Comunicazione d’impresa

Interattività. È questo il dictat per la comunicazione d’impresa in rete. Vedo la pubblicità, clicco e posso direttamente comprare il prodotto, sceglierne il colore ecc. Ogni utente pensa di tracciare un proprio percorso. In realtà siamo guidati da input che inconsciamente cogliamo e seguiamo. In questo mondo la parola vale poco, si punta tutto sul visual, sull’immagine. Solitamente un potenziale cliente può trovarsi davanti a due situazioni di accesso differenti:

  1. può avere servizio senza registrarsi (passo che incute un po’ di timore) immediatamente; l’iscrizione alla fine sarà quasi sempre necessaria ma non viene imposta subito per dare l’idea di apertura
  2.  per avere un servizio si deve registrare e pagare subito; solitamente sono aziende o giornali con credibilità e di cui la gente si fida che scelgono questa via.

Il format dei siti d’impresa è abbastanza uniformato:

-viene ignorata l’accessibilità
-grafica fantasiosa e fantastica
-introduzione da skippare, musica
-accesso diretto ad ultima novità prodotta dal brand
-menu essenziale a 5 o 6 voci.

Buttiamoci nel mare del commercio e osserviamo…

  • Apple.com: sito essenziale, incentrato sui prodotti. Non c’è un’introduzione da skippare L’home page si apre con l’immagine dell’ultimo prodotto, l’I-Mac: clicco e accedo alla pagina di approfondimento e acquisto del computer. Tantissime le foto che agevolano il potenziale cliente. Menu molto ridotto: la voce “Store” dà accesso immediato al negozio on -line dei prodotti Apple. Un accorgimento furbo dell’azienda.

     

  • Barilla.it: sito ricchissimo di immagini. Nessuna introduzione. Nella home page troneggia un piatto di pasta, il piatto del giorno consigliato dallo chef con la ricetta. Poi il link non troppo visibile alle ultime novità dell’azienda. Possibilità di iscriversi al Barilla Club e un motore di ricerca, il “CercaRicette”. Divertente. Immagini linkate che conducono a pagine dedicate ai sughi, alle lasagne “Emiliane” e alla linea “I Regionali”. Il prodotto domina.
  • Nike.com: il caricamento del sito è lungo. Scelta della lingua che mette a proprio agio l’utente. Le pagine sono molto cinematografiche e sovraccariche di immagini e video. Tutti i link sono fatti da immagini. Link visibilissimo allo store e possibilità di personalizzare i prodotti. La grafica è spettacolare.

     
  • Nokia.com: scelta lingua immediata. Il sito è ricco di immagini che raffigurano diversi prodotti. il più recente è all’inizio della pagina in dimensione maggiore rispetto agli altri. Il menu è ridotto ed una delle voci più importanti è “store”. Tutto è concentrato sui prodotti, sui gadgets, sugli aggiornamenti, niente distrae.  

 

 

Comunicazione istituzionale e comunicazione pubblica

Comunicazione istituzionale e comunicazione pubblica spesso sono messe erroneamente sullo stesso piano anche perché è frequente, anche se scorretto, che personaggi politici assumano ruoli istituzionali.

La comunicazione istituzionale deve comunicare tutto ciò che riguarda un’istituzione, che è un elemento stabile nella realtà e nella storia del paese (come ad esempio la Presidenza della Repubblica). Ha una funzione di conoscenza e deve tenere una linea di linguaggio didascalica, formale e neutra.

  • www.governo.it fa questo tipo di comunicazione. E la fa con tanti contenuti sul percorso del governo, sempre aggiornatissimi. Tanti i video disponibili: cerimonie, conferenze stampa, spot. Tanta ipertestualità: è possibile scaricare documenti. Poca, direi nulla, l’interattività: unica via le mail. L’accessibilità è garantita dal controllo secondo il protocollo V3G sul portale. Sull’usabilità: tutti possono entrarvi e l’accesso è veloce. Il linguaggio è semplice e rigoroso, evita aggettivi ma non è arido, è semplicemente efficace, coerente con la mission, con il target di riferimento che è necessariamente globale.

La comunicazione pubblica ha una funzione di servizio, deve comunicare cose di pubblico interesse come una reltà sociale, un progetto per il pubblico di un ente. Il linguaggio dipende da chi gestisce il progetto in quel momento. In generale è comunque caldo, coinvolgente.

  • Si arriva su www.governoinforma.it anche tramite un link nel portale del governo. Già questo indica che è una pagina di servizio. E lo è. Multimedialità a non finire e un po’ di interattività in più rispetto al portale del governo: posso scrivere a Governoinforma, leggere domande e risposte, partecipare a sondaggi e vedere i risultati. Insomma posso dialogare con il governo. Aggiornatissimo, accessibile, rapido nell’uso e semplice nel linguaggio.

Curiosando in siti di altri governi europei scopriamo che per una volta noi italiani siamo più avanti:

  • Il sito del governo francese è molto essenziale. Sarkozy non ci ha investito molto. Non c’è divisione tra i due tipi di comunicazione e quella istituzionale é trascuratissima.
  • Il sito inglese, americaneggiante nell’era Blair, si è fatto più British con Brown. L’impostazione è molto simile a quella dei giornali anglosassoni on-line. Semplicità ed efficacia ma, anche qui, mescolanza di pubblico e istituzionale. Interessante DirectgovKids, il portale dedicato ai bambini.
  • Il sito tedesco è molto cinematografico. Tanta multimedialità ma non è aggiornatissimo e… nessuna differenza tra comunicazione istituzionale e pubblica.
  • Sul sito del Lussemburgo, uno degli stati piccoli d’Europa, valgono le stesse osservazioni fatte sino ad ora. Commistione e poca chiarezza tra i due tipi di comunicazione.

Visto che noi italiani abbiamo la meglio approfondiamo. 

  • Sul sito della regione Emilia-Romagna c’è distinzione tra i due tipi di comunicazione. Per quella pubblica è necessario cliccare sul link Ufficio Relazioni con il Pubblico, poi sul link URP informa e si hanno a disposizione, a partire da maschere di ricerca, schede su tutte le attività e iniziative della regione. un po’ complicato il percorso ma la diversificazione esiste.
  • Per concludere diamo un ‘occhiata al sito del comune di Parma: c’è di tutto e di più ma la comunicazione istituzionale e quella pubblica, pur essendo riconoscibili, non hanno spazi dedicati.

Sette più agli italiani.

Politica-rete: 0-1

La politica in Italia non passa attraverso la rete. Non c’è un progetto e mancano decisamente le conoscenze. Basta sbirciare nei siti e nei blog dei politici “in pensione” o “sconfitti” alle elezioni per rendersene conto: non sono aggiornati! Il mancato aggiornamento della propria comunicazione è la morte del politico e in questo la rete è impietosa perché magari lo staff del personaggio non ci fa più caso ma la traccia resta indelebile. Consiglio: se si è consapevoli di non essere molto attivi nell’aggiornamento è meglio aprire un sito che viene chiuso se si interrompe il pagamento del dominio. Vediamo un po’ di esempi.

  • www.antoniodipietro.it: Di Pietro è uno dei politici più attivi in rete (nonostante l’ultima sconfitta), ha preso il modus operandi da Grillo (molti di coloro che lavoravano per il comico ora sono dipendenti di Di Pietro perché vengono pagati!). Ha investito molto sul blog: è aggiornato, c’è condivisione (anche se i commenti sono senz’altro mediati) e la proposta è raccontata e non si limita a slogan e cose commerciali.
  • www.clementemastella.blogspot.com: l’ultimo aggiornamento è di sei giorni fa. I commenti sono pochi. Più che raccontare una proposta Mastella riferisce le sue riflessioni personali. Dà l’idea di essere una vero e proprio diario. Non posso evitare di ricordare www.dementemastella.blogspot.com, il gemello cattivo dello spazio di Mastella che canzona il politico in modo spietato. Ovviamente ci sono più commenti qui che sul blog ufficiale!
  • www.danielasantanché.it sembra lo spazio di una diva del cinema: foto su foto da copertina della candidata premier. Esagerato? È dir poco. Navigando tra le pagine non si può fare a meno di sorridere. I post personali della Santanché sono pochi. E l’ultimo aggiornamento risale al 28 aprile 2008, quando Alemanno, appoggiato anche da La Destra è diventato sindaco di Roma.

Facendo un passo indietro sulla campagna elettorale osserviamo che:
-il PdL non si è servito di un sito perché il dominio era già in uso
-il sito del Pd, www.partitodemocratico.it, è costruito in maniera molto cinematografica. Nel menù dà tre possibilità all’utente: “informati”, “conosci”, “attivati”. La proposta è chiara, l’aggiornamento costante. Ci sono link a tutti i social network a cui è iscritto il Pd.

Vediamo ora un esempio francese

  • www.desirsdavenir.org: il sito per la campagna elettorale di Ségolène Royal viene da poco aggiornato. Per diverso tempo dopo la sconfitta riportava la frase “Grazie di avermi votato” come ultimo post.

Sulla politica in rete molto hanno da insegnarci gli americani:

  • www.barackobama.com: sito di una semplicità devastante, costruito sul “fidati di me” e sul “sostienimi” con soldi, volontariato o diffusione del pensiero. C’è una versione spagnola del sito. C’è una televisione del candidato e tutti i social nework a cui è iscritto. Il blog è una piccolissima parte del sito e della comunicazione: è ricco e aggiornatissimo spesso dai suoi speech writers e ogni tanto anche da lui. Iscrivendosi arrivano immediatamente mail di ringraziamento e saluti personalizzati da Obama: c’è un coinvolgimento vero.
  • www.johnmccain.com: il suo logo è una stella perché McCaine è un decorato al valor militare per essere stato prigioniero e torturato in Vietnam; questo simbolo aumenta la sua credibilità. La costruzione del sito è simile a quella di altri candidati ma il repubblicano, a differenza dei democratici, non deve cercare supporto dagli elettori del suo partito perché è lui il candidato. Il suo scopo è mantenere informato l’elettorato.

I blog in USA sono già superati, sono solo una delle tante opportunità da usare. I politici d’oltreoceano usano la multidirezionalità e il potenziale enorme della rete mentre i nostri vertici del potere considerano la rete solo come un deposito di informazioni. Senza rendersi conto che così facendo il bello della rete si rivolta contro di loro.

 

Repubblica a Parma?

È una sfida o, per meglio dire, una prova. Il secondo giornale nazionale vuole esserci anche a Parma e per farlo coglie l’opportunità della rete: mette un sassolino su Internet per vedere se funziona. Monitorerà le statistiche per vedere in quanti visiteranno il sito e se i numeri saranno soddisfacenti penserà al cartaceo. Il menu della pagina è uguale a quello di Repubblica, così come le inserzioni pubblicitarie, gli annunci. Ma qui viene messa in evidenza la prima pagina del numero nazionale in edicola perché Repubblica-Parma non ha il cartaceo ed è il cartaceo che deve vendere… E per l’edizione cittadina sarà dura: La Gazzetta di Parma la fa da padrona e i parmigiani comprano pochi giornali…

La pubblicità ci frega… anche su Internet

Finalmente la pubblicità sta iniziando a fare il suo ingresso su Internet. Ma cosa cambia rispetto a quella fatta sui giornali? “Immaginatevi qualcosa di incredibilmente illegale e moltiplicate all’infinito: avrete la rete” e “navigare su Internet è come cedere il proprio DNA”. Parola del professore. Perché? Quando clicco su un link pubblicitario i maghi della pubblicità sono in grado di vedere da che server mi sono collegata, quanto tempo ho trascorso su quella pagina e recuperano il mio indirizzo. Ho lasciato una traccia. Poi i maghi vedono quali sono i miei interessi e mi propongono delle cose. Internet è totalmente irrazionale: ci facilita la vita con la sua velocità ma ci porta via spazi privati perché noi per avere brevità cediamo parte della nostra identità.

Bloggando bloggando…

Iniziamo a parlare di blog. Che cos’è? L’evoluzione tecnologica e multimediale del vecchio e caro diario segreto, che oggi tanto segreto non è più visto che a milioni di persone possono non solo leggerlo ma anche dire la loro su ciò che è stato scritto. E adesso definiamolo in relazione ad un sito…che differenza c’è?  Il blog è gratuito e ha una struttura più semplice del sito. Addirittura sono disponibili (e noi tutti lo sappiamo bene…) templates già pronti. L’apertura di un blog spesso corrisponde a un momento di tensione creativa, politica o personale ma spesso, finito il periodo di ispirazione, lo spazio viene abbandonato. Caducità e  raro aggiornamento sono i problemi principali. Se si apre un sito di solito si ha un progetto pre-esistente, scandito da tempi e contenuti precisi. Il blog come spazio in cui pubblicare le proprie opinioni e lasciarle liberamente al commento altrui oggi è superato dal mezzo stesso. Siamo alla ricerca di un neologismo diverso per parlare di questi spazi. Noi per ora continueremo a chiamarli blog. Un blog può essere personale, relazionale, professionale, politico, letterario, sociale. Quelli giornalistici in Italia sono inesistenti perché non vi è un approccio legato alla professionalità: il free lance non mette i suoi pezzi in rete poiché potrebbero essere copiati e non è economicamente conveniente. Esistono invece spazi politici e sociali, di costume. Due su tutti:

  • www.dagospia.com: una sorta di giornale on-line creato da Roberto D’Agostino, giornalista di gossip, nel 1999. È un contenitore di informazioni spesso non raccolte da fonti ufficiali. Prende materiale sulla rete e lo trasforma in notizia cercando di diventare fonte. Il problema è che non è una fonte e nemmeno verifica le sue sorgenti! Il 90% dello spazio è costruito con copia e incolla di scritti o immagini altrui e questo moralmente non è il massimo. Nonostante questo il sito ha un suo perché ed è comunicativamente forte.

 

  • www.beppegrillo.it: un blog sui generis, a metà tra il politico e il professionale. Grillo ha una caduta di stile. Vende i suoi prodotti sul blog. Non sarebbe stato più opportuno rimandare ad un sito commerciale?

    A parte questo lo spazio web è ottavo al mondo per accessi. Spiegarsi il motivo è facile: noi italiani siamo molto metodici e immaturi nel cercare in rete, cerchiamo certezze, visitiamo sempre gli stessi indirizzi, ci fidiamo delle grandi marche come quando facciamo la spesa. Grillo, ignorato dai media, ha sfruttato la rete per promuovere la sua tourneè, per raccogliere documentazione sui temi dei suoi spettacoli che ha trasformato in vere e proprie campagne sul blog. Attraverso questo spazio fa massa critica, mobilita la società sia in modo virtuale che fisico. 

    Internet può essere mobilitante ma per mobilitare deve usare ancora i modi tradizionali. Grillo porta nel nostro paese i meet up, molto comuni nel mondo anglosassone, e organizza nelle piazze italiane due V-day : il primo raccoglieva firme contro la candidatura di politici condannati in Parlamento, il secondo (25 aprile 2008) contro l’Ordine dei Giornalisti, con l’idea di abolirlo. Un blog che raccoglie fisicamente firme è un controsenso. Non è colpa di Grillo, probabilmente bastava la mobilitazione in rete ma in Italia non siamo ancora così avanti… Diamo un’occhiata a come il 26 aprile i giornali parlano del V-day numero 2 e cerchiamo di capire come mai il comico lamenta che l’informazione non l’ha “raccontato”: Repubblica dice che al meet up di Torino c’erano 40 mila persone, il Corriere riporta parola di Grillo che conta 120-140 mila partecipanti e vi contrappone le stime della Questura sulle dimensioni della piazza che non può contenere più di 40-50 mila persone, guardandosi bene dal ricordare che l’iniziativa era anche in altre piazze italiane. La Stampa (il giornale di Torino) non parla del numero dei fedeli di Grillo e derubrica la manifestazione a show. E Grillo sul suo blog si limita a commentare “Se volete la verità sul V-day cercatela su Internet”. Lapidario ma efficace. Il blog di Grillo è uno spazio militante ma non c’è libertà di postare e inserire il proprio commento: il comico li ha mediati sin dall’inizio…

 

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